30 Domenica A

Es 22,20-26
Sal 17
1 Ts 1,5c-10
Mt 22, 34-40
 
Ogni volta che ci si avvicina alla conclusione di qualcosa, nasce il desiderio di una sorta di sintesi che lasci trasparire solo ciò che è talmente importante da non poter andare perduto.
Questo vale anche per l’anno liturgico. La liturgia della Parola che ci accompagna lungo tutto il corso dell’anno è come un invito pressante e costante a seguire le orme di Colui che può donarci la vita. E, come ogni cammino, anche quello liturgico è fatto di inviti, cadute, chiamate, conferme e slanci, desideri e suppliche.

Stiamo giungendo al termine di questo cammino e la liturgia della Parola di questa domenica ci chiede di soffermarci su quello da cui non si può prescindere. Una domanda ci fa da guida, quella del dottore della legge nel vangelo: “Quale comandamento è grande nella legge?” Questa domanda è rivolta a Gesù da un uomo che vuole metterlo alla prova, da un uomo che ha fatto dei comandamenti la sua ragione di vita. Come se dicesse: “ma, di tutto quello che vivo, che dico, che faccio, che annuncio, che cosa è assolutamente irrinunciabile”?

Possiamo fare nostra questa domanda, anche se l’intento con cui ce la poniamo non è quello di mettere alla prova Gesù, ma di scoprire la via che ci mantiene nella vita. Ancora di più però, dobbiamo fare nostra la risposta del Maestro: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. 

Una risposta che ci introduce dentro un paradosso enorme che lotta anche con la “sapienza popolare” che da sempre afferma “all’amor non si comanda”! Non si può comandare l’amore, eppure tutto il Nuovo Testamento, ancora più dell’antico, parla di questo. Se lasciamo scorrere sotto i nostri occhi i capitoli 13-17 del vangelo di Giovanni, per esempio, vediamo ritornare questo comando, come un ritornello che scandisce il dono della vita di Gesù ai suoi e come un invito per i suoi a fare altrettanto: “… sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). “Vi do’ un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri ” (Gv 13,34).

Sembra proprio che la risposta di Gesù  a questa domanda ci spalanchi la porta di quella vita dove, “all’amore si comanda”. Ma come è possibile vivere così? Quale ne è la sorgente? E’ necessario per noi scoprirla perché, come dicevamo all’inizio, con queste parole la liturgia ci sta consegnando ciò che assolutamente non possiamo perdere lungo il cammino. 

Il comandamento grande è amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, dunque, con tutto quello che Lui ci ha donato per essere uomini e il prossimo come noi stessi. C’è una strada sola per essere veramente uomini: amare, entrare in relazione con Dio e con i fratelli e vivere di questa relazione. Amare è un comandamento perché se non amiamo non siamo uomini. Se non impariamo ad amare non troveremo mai la verità di noi, ciò di cui siamo fatti, quello per cui siamo stati creati. Eppure, i nostri fallimenti quotidiani sono sempre lì a ricordarci che noi non sappiamo amare, ci tiriamo indietro, scrutiamo, giudichiamo e selezioniamo prima di tentare di imparare ad amare.

Con la sua stessa vita il Signore ci introduce in quella sorgente dalla quale ogni giorno possiamo attingere a quell’amore che ci fa veramente uomini. Lui è l’Amore, Lui è il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente. Contemplando continuamente l’amore con il quale siamo stati amati, non possiamo fare altro che viverne, perché si compia anche in noi la nostra vocazione all’umanità.

“Nulla dunque di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga Colui che totalmente a voi si offre” (S. Francesco).

Sorelle Povere di Santa Chiara
Monastero S.M. Maddalena – S. Agata Feltria

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Quattro risate

risate21112014

Nella bacheca di una chiesa si legge questo avviso: Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo di liberavi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate anche i vostri mariti.

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