HomeIl Vangelo della DomenicaXXIV domenica del t.o. anno C

XXIV domenica del t.o. anno C

Es 32, 7-11.13-14
Sal 50
1 Tim 1,12-17
Lc 15, 1-32

Fermiamoci soltanto sulla prima delle tre parabole della misericordia del vangelo di Luca: la pecora smarrita. Vi si riflette il cuore di Gesù e del vero pastore nella Chiesa.

Come Gesù, il pastore della parabola conosce personalmente quella pecora. È sua e l'ha vista crescere, l'ha accompagnata in giro, si è preoccupato che stesse bene e al sicuro, la custodiva di notte nell'ovile, la proteggeva dalla altre pecore. Le aveva dato un nome.

E quella pecora, come ognuno di noi, si affidava al pastore, ne seguiva i comandi che sapeva benefici. Da lui si aspettava cibo e protezione. Si sentiva forte per la forza del suo pastore.

Perché la pecora si smarrisce? Ha voluto disobbedire staccandosi troppo dal gregge? Oppure il pastore si è distratto? Alla parabola non interessa.

Il pastore è in angoscia per quella pecora perché ne sente l'angoscia di sentirsi persa, indifesa, in immediato pericolo di morte per l'arrivo di qualche predatore, anche umano. Le altre pecore sono tranquille ma il pastore non gode della loro pace.

Il buon pastore si sente perso se non si prende cura di quella pecora smarrita perché sa che lei può contare soltanto su di lui per la sua salvezza. I cani da pastore possono custodire un gregge, ma solo il pastore può dirigere la ricerca per quella smarrita.

Ecco quindi la gioia del pastore al ritrovarla, perché salva qualcosa che gli è molto caro. Chi non coglie questi sentimenti, considera il pastore un tipo per lo meno strano.

Il buon pastore non si percepisce come il pastore di 100 capi di bestiame ma di ognuno di essi, ognuno con un nome. Quando conta le pecore fa l'appello nominale non si mette solo a contarne il numero. Con ognuna il pastore fa un patto di cura, e ogni pecora fa il patto di restare nel gregge e sotto la guida del pastore e dei suoi fidati collaboratori.

Ogni persona con responsabilità nella Chiesa (ed educativa, politica, organizzativa) non si limita ai censimenti numerici, ma conosce le persone affidate alla sua cura e le cerca. Non delega ad altri l'attenzione personale e la verifica che "ogni pecora" non sia o non si senta persa. E se capita la cerca, ne cerca la reintegrazione nella comunità umana ed ecclesiale. Il buon pastore non cerca gregari ("pecoroni") e non usa il gregge per la sua vanagloria. Spende la vita per le sue pecore.

P. Luciano Larivera S.I.

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Quattro risate

risate21112014

Nella bacheca di una chiesa si legge questo avviso: Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo di liberavi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate anche i vostri mariti.

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