HomeIl Vangelo della DomenicaXVI domenica t.o. anno C

XVI domenica t.o. anno C

Gn 18,1-10a
Sal 14
Col 1, 24-28
Lc 10, 38-42

A casa di Marta e Maria entra ospite Gesù. In parallelo la prima lettura della Genesi ci parla di Dio che, nelle sembianze strane di tre persone, viene ospitato da Abramo e Sara.

In italiano, la parola "ospite" si riferisce sia a chi offre sia a chi riceve l'ospitalità. Dio/Gesù e ognuno di noi "giochiamo" contemporaneamente entrambi i ruoli dell'ospite.

Il Signore crea tutto (anche il nostro cuore e la nostra anima, ma non le nostre malvagità) e quindi si troverebbe a casa un po' ovunque. Anche se la casa a lui adeguata è il Paradiso. Noi riceviamo ospitalità da Dio nella sua Creazione e nella nostra esistenza terrena, come sarà poi in Cielo.

 

 

Dall'altro verso, noi siamo veramente amministratori e possessori di quanto il Signore ci ha messo a disposizione. Possiamo usare di tutto per accogliere o rifiutare Dio nella nostra esistenza. E occorre vigilare per non rifiutare l'ospitalità a Dio quando si presenta in sembianze e in occasioni non immediatamente riconoscibili.

Certamente chi è povero e malato può offrire ben poca ospitalità in termini quantitativi a Dio e al prossimo. E può sentirsi ben poco accolto da questa esistenza; e potrebbe rifiutate con risentimento la povera ospitalità che Dio gli offre su questa terra.

Tuttavia se contempla Gesù può trovare un senso in tutto ciò. Gesù non ha custodito gelosamente il suo domicilio in Cielo, si è fatto vicino ai piccoli per portarli alla casa del Padre, e ha radicalmente sperimentato l'inospitalità ingiusta e violenta degli uomini a Gerusalemme.

La seconda lettura ci parla di San Paolo che si sente, da parte di Dio, un ospite gradito e atteso nella "residenza ufficiale" di Gesù su questa terra, cioè nella Chiesa. L'Apostolo si trova ad occupare il posto d'onore che Gesù si era riservato per sé e ha lasciato libero, cioè la croce.

San Paolo nella sua esperienza di annunciatore del Vangelo a servizio del corpo di Gesù, cioè della Chiesa, dichiara che la pienezza del suo servizio è certificata dal sapere di sacrificare la vita per Gesù. Il suo vero vanto è di partecipare alla croce di Cristo. Ossia di poter completare nella propria carne la passione di Gesù.
San Paolo rilegge tutta la storia umana e personale nel mistero del Crocifisso. Il proprio annuncio è Gesù morto e risorto. Questo soltanto conosce, e sa che è decisivo per la salvezza. La priorità è data all'iniziativa di Dio. Prima viene la sua grazia sul Calvario e nell'Eucarestia e poi la nostra risposta.

Se non contempliamo il Trafitto, nella preghiera o nelle situazioni della vita o nel nostro operare, allora tutto quello che facciamo anche di utile per gli altri avrà un valore limitato perché non lo avremo innestato sull'albero della vita: Gesù in croce.

Gesù ricorda a Marta che senza trovare un tempo contemplativo (o di ascolto della Parola di Dio) le cose che facciamo (anche buone) ci assorbiranno, ci prenderanno la vita, ci renderanno avidi di tempo, tristi e antipatici. Senza questo spazio di preghiera quotidiana saremo schiavi di efficacia, efficienza, produttività, competizione, ambizione e riconoscimenti umani. E partoriremo vanità e superbia o frustrazione, rabbia e disperazione.

Se nella nostra giornata non troviamo il tempo giusto per la preghiera a tu per tu con Gesù, allora viviamo fuori di noi, nel disordine esistenziale e nell'accidia, che spesso ha la forma dell'attivismo. Allora, non soltanto non offriamo ospitalità a Gesù e alla sua visita di salvezza (e Marta si rivolge con fastidio e impazienza a Gesù). Ma neppure accettiamo l'ospitalità che Gesù ci offre quando, nella preghiera, entriamo nel profondo del nostro cuore dove Lui insieme con la Trinità abita in forza del nostro battesimo.

Il vero riposo estivo è prendersi tempo per pregare, per leggere la Sacra Scrittura e per riconciliarsi con Dio, con me stesso e con gli altri.

Padre Luciano Larivera

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Quattro risate

risate21112014

Nella bacheca di una chiesa si legge questo avviso: Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo di liberavi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate anche i vostri mariti.

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