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Dom Helder Camara

O DOM DO AMOR

Tra i tanti sogni che avevo da giovane studente di teologia c’era quello di poter incontrare o, almeno, stringere la mano a un vescovo del Brasile: dom Helder Camara. Non avrei mai immaginato che, non solo questo sogno si sarebbe avverato, ma di avere come mio ospite per ben due volte il profeta brasiliano (la prima volta nel 1989 e la seconda nel 1991).

Ricordo bene il primo incontro al Santuario Madonna di Canneto. Arrivò con quella sua caratteristica sottana color sabbia, fragile, minuto, con quel sorriso che ti catturava e il volto così sereno che ti coinvolgeva e inebriava portandoti a pensare alla sorgente di tanta gioia: l’amore di Dio e dei fratelli. E poi colpiva che lui, arcivescovo di Recife, non portava nessun segno del potere gerarchico. Solo una croce di legno. Non aveva i segni del potere, ma il potere dei segni, come diceva don Tonino Bello.

Il sorriso, gli occhi, il gesto delle mani, l’attenzione verso le persone che incontrava, il saluto che rivolgeva agli uccelli, alle nuvole, a qualsiasi persona o animale o altro che incontrava lungo la strada, diventavano un potere, il potere dei segni, di farci riflettere, cambiare modo di vivere, fare delle inversioni di marcia, di guidarci verso l’amore, la giustizia, il rispetto della natura, del creato.

Disse un giorno alla radio di Recife: «Che pena sento nei confronti di chi riempie assurdamente la sua vita, da non aver il tempo di guardare un albero o di ammirare l’alba o il tramonto… E non dispone del tempo per contemplare il volo degli uccelli o ascoltare il canto dei passerotti. Il peggio è che la creatura umana, scelta dal Creatore per partecipare della sua intelligenza divina e del suo potere creativo, distrugge la natura, invece di convincerci… Basta notare l’inquinamento delle acque, della terra e dell’aria… L’inquinamento delle acque uccide i fiumi e i laghi, uccide i pesci e i pescatori, che non possono più fare affidamento sulla pesca per sostenere la famiglia. S. Francesco, imitatore incomparabile di Gesù, ci ha dato l’esempio di un profondo amore per la povertà. Ma, anche lui, non chiamerebbe mai, la miseria con il nome di sorella. La miseria schiaccia le figlie e i figli di Dio, ed è un insulto al Creatore e Padre. Il grande peccato sociale dei nostri tempi consiste nell’assurdità di veder morire, di fame, tutti gli anni, nel mondo, milioni e milioni di persone. E questo succede quando il progresso Tecnologico e l’elaborazione elettronica potrebbero dare la possibilità piena di eliminare la miseria dalla terra. Al contrario la corsa agli armamenti fornisce all’uomo odierno 40 volte più del necessario a sopprimere la vita del nostro pianeta, anche senza lo scoppio di una guerra nucleare chimica e biologica, le spese sostenute per armarsi sono così esorbitanti da rendere impossibile lo sradicamento della miseria. I francescani, nel più puro spirito di san Francesco si salutano esclamando: “Pace e Bene”. La chiesa insiste nell’ammonire che una pace vera e stabile non sarà impossibile senza giustizia e amore. Chissà. Forse il saluto francescano sarebbe più completo, se dicessimo: Giustizia, Pace e Bene! ».

Conosciuto e ammirato ovunque per la sua lotta di decenni, soprattutto durante la dittatura militare, sempre dalla parte dei poveri, dom Helder è stato il profeta della non-violenza, l’avvocato dei poveri.

Un giorno gli chiesi che cosa pensava di una parte della gerarchia cattolica (erano i tempi di Levebre e altri) che predicavano il ritorno alla chiesa pre-conciliare. Lui sorrise, come sempre; poi disse: « Ricordati che il Vaticano fa i vescovi e il popolo li converte». È così! Perché lui veniva da un movimento integralista, come Oscar Romero, Samuel Ruiz. Ma l’incontro con le favelas del Brasile, con tutta quell’umanità che vive nella miseria e nell’ingiustizia per colpa dei prepotenti e dei potenti e molte volte per colpa dei nostri silenzi, lo avevano trasformato. E lui diventò uno di loro. Non solo aveva fatto la scelta dei poveri ma aveva deciso di camminare, di vivere con loro; per questo lasciò il palazzo arcivescovile per andare ad abitare in una semplice casa, come quella dei poveri della sua città. È lui a raccontarlo, in un bel libro-intervista intitolato Le conversioni di un vescovo. Ha scritto: «Più che in tutti gli altri giorni fissai, più che potevo i volti dei poveri, consunti dalle fame, schiacciati dalle umiliazioni, e in quei volti scoprii il Tuo viso Cristo risuscitato!» e ancora: «Ho fame e sete di giustizia e di pace. Di quella pace di Cristo che si fonda sulla giustizia. Ho fame e sete di dialogo ed è per questo che io corro ovunque mi si chiami alla ricerca di quanto possa avvicinare gli uomini all’essenziale. Chi sono? Un ingenuo? Un presuntuoso? O un agitatore? Cristo mio solo giudice lo sa. Non desidero che una cosa: seguire ogni giorno più fedelmente il Pellegrino della pace. E parlare in nome di quelli a cui si impedisce di farlo. Il mio proposito, non me lo nascondo, può far pensare alla lotta contro Golia. Ma la mano di Dio era col giovane pastore e David ha vinto Filisteo, con la propria fede, una fionda e cinque sassi».

È stato l’uomo che, mai stanco, ha ripetuto il suo no alla tortura, alla violenza, al commercio delle armi, alla miseria, allo sfruttamento. Ha dichiarato: «Esiste la grande liberazione, quella dal peccato, la liberazione portataci da Cristo nell’amore di Dio; ora è vero anche che quando Cristo disse per il primo comandamento “amare Dio” aggiunse subito il secondo uguale al primo “amare il prossimo”. E quando le Nazioni Unite riconoscono che più di due terzi dell’umanità vivono in condizioni di animali, allora è chiaro che è una redenzione anche aiutare questi nostri fratelli perché arrivino a una condizione umana. Perché, sia chiaro, non basta nella Messa dire “scambiamoci un segno di pace”, dobbiamo lottare per essere davvero uguali, tutti uguali».

Per dom Helder la pace era una conquista, una lotta, una lotta di amore per la vita, il più grande dono che Dio ci ha dato.

«Possa la parola libera e ardente di dom Helder, degno continuatore dell’insegnamento d’un Basilio, d’un Ambrogio, di un Agostino, trovare largo ascolto nella società d’oggi e destare in molti quell’inquietudine che aiuta a cercare la via della giustizia, dell’amore, della pace» affinché siano questi i valori dominanti nella comunità umana di oggi e di domani e che ogni suo membro, senza alcuna distinzione, possa avere condizioni di vita rispettose e degne della persona umana.

Grazie O DOM DO AMOR (dono dell’amore), profeta della tenerezza di Dio. Grazie per averci fatto sognare un mondo nuovo dove finalmente giustizia e pace si baceranno.

Speriamo che il Signore mandi ancora profeti nella sua Chiesa. Ne abbiamo bisogno.

Voglio chiudere questo ricordo di dom Helder con le parole di un altro grande profeta dei nostri giorni, P. Davide Maria Turoldo:

“Vogliamo ancora profeti

a rompere le nuove catene

in questo infinito Egitto del mondo:

oceano di gemiti e pianto di schiavi

sotto imperiosi terrori.

Ferocie dei nuovi faraoni, pur essi

ancora più schiavi e macabri

dentro bare di acciaio.

Dio di Elia

Dio di Giona e di Natan…

e di Oscar Romero!

Dio di Cristo

mandato sempre a morire”

Dom Helder Camara (dal sito Centro internazionale Helder Camara)

7 febbraio 1909 - A Fortaleza, capitale dello Stato del Cearà (Brasile), nasce Helder Camara. A 14 anni entra nel Seminario diocesano, diretto dai Padri Lazzaristi francesi.

15 agosto 1931 - Con speciale permesso della Santa Sede, riceve il sacerdozio all'età di 22 anni e mezzo e non a 24 come prescritto dal Codice di Diritto Canonico. Assistente della Lega Professori Cattolici. Insegnante al Liceo locale. Fonda la "G.O.C." (Gioventù Operaia Cattolica) ed il "Movimento di Sindacalizzazione Operaia Cattolica Femminile", suscitando forte opposizione da parte di molti gruppi influenti della città.

5 giugno 1935 - Il Governatore lo nomina Ministro della Pubblica Istruzione dello Stato del Cearà.

16 gennaio 1936 - Richiesto dal Dipartimento Nazionale dell'Educazione si trasferisce a Rio de Janeiro ed è incaricato dell'Istituto di ricerche in Campo Educativo.

7 settembre 1947 - Eletto Segretario Nazionale dell'Azione Cattolica.

1950 - Responsabile del Pellegrinaggio Nazionale del Brasile per l'Anno Santo, giunge a Roma con centinaia di pellegrini. In questa occasione presenta al Papa Pio XII il progetto di un organismo collegiale dell'episcopato brasiliano.

20 aprile 1952 - Consacrato vescovo ausiliare di Rio de Janeiro è nominato, all'unanimità Segretario Generale della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB). Viene elevato al titolo di arcivescovo.

1955 - Presidente della Commissione Organizzatrice del XXIV Congresso Eucaristico Internazionale, da inizio, a Rio de Janeiro, alla "Crociata di San Sebastiano", per dare casa e dignità umana alle folle di baraccati della capitale.

1958 - Per l'energia e le capacità organizzative dimostrate, il Presidente brasiliano, Jucelino Kubitschek, il costruttore di Brasilia, gli offre il Ministero Nazionale dell'Educazione e, in caso di rifiuto, la carica di sindaco della capitale, Rio de Janeiro. Dom Helder rifiuta entrambe.

1964 - Nominato, da Papa Paolo VI, arcivescovo della città di Recife, nel nord-est del Brasile, una delle zone più povere del mondo. Quasi contemporaneamente i militari, con un colpo di Stato, depongono il Presidente Joao Goulart ed instaurano la dittatura militare. Per l'arcivescovo di Recife iniziano gli anni di sofferenze e persecuzioni. E' fatto oggetto di minacce di morte, di insulti, accuse e denigrazioni. Molti suoi collaboratori, sacerdoti e laici, accusati di attività sovversive vengono arrestati, torturati, deportati ed uccisi.

1962-1965 - Padre Conciliare, partecipa alle quattro sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II. Avvicinato, conosciuto e stimato da molti Padri Conciliari, inizia un trentennio di viaggi, discorsi, interviste ai giornali e mass-media di tutto il mondo.

1964-1994 - E' il periodo più impegnativo e fecondo di attività a livello internazionale. Innumerevoli inviti lo portano in tutto il mondo ad annunciare il suo messaggio di non-violenza, di giustizia e di pace. Ovunque giunge si presenta come: "La voce di chi non ha voce" e per dire a quanti lo avvicinano che: "Sviluppo è il nuovo nome della pace", che "Non c'è pace senza giustizia" e che "La prima violenza è la miseria in cui versano tante masse". · Durante questi anni fu invitato a parlare alle sedi dell'ONU, a Ginevra e a New York. E' stato insignito di una cinquantina di Lauree Honoris causa dalle più prestigiose Università di tutto il mondo, 14 solo in Brasile. Lascia innumerevoli scritti, in gran parte ancora inediti. Migliaia di discorsi, settemila meditazioni e inspirato la musica de "La Sinfonia dei Due Mondi" , musicata dallo svizzero Pierre Kaelin. · Ha tracciato la linea direttiva del balletto: "Robot: con chi danzerai tu?" , messo in scena dal coreografo francese Maurice Béjart. Candidato al Premio Nobel per la Pace per tre volte, dal 1970, il premio gli fu negato per le manovre occulte della giunta militare al potere in Brasile.

7 luglio 1980 - Il Papa Giovanni Paolo II, durante la visita a Recife, lo abbracciò davanti a due milioni di persone chiamandolo: "Fratello dei poveri, fratello mio".

Febbraio 1994 - Invitato alla sede parigina dell'UNESCO, partecipa e parla ai festeggiamenti in onore dell'amico Abbé Pierre, fondatore dell' "Associazione Emmaus", impegnata in tutto il mondo a favore dei più poveri fra i poveri. E' l'ultimo viaggio internazionale.

7 febbraio 1999 - A Recife, allo stadio, in cattedrale e nel principale teatro cittadino partecipa commosso ai grandi festeggiamenti per il 90° compleanno, circondato da autorità di tutto il Brasile e dal popolo festante.

27 agosto 1999 - Nella sua casetta della Chiesa das Fronteiras, dai muri sbrecciati per le raffiche di mitra per intimidirlo e farlo tacere, Dom Helder Camara, il "Profeta del Terzo Mondo", il "Francesco d'Assisi del secolo XX" come fu definito dall'Osservatore Romano, conclude il suo pellegrinaggio terreno.


Nato a Fortaleza, in Brasile, nel 1909 e ordinato sacerdote nel 1931, divenne Ausiliare del Cardinale di Rio de Janeiro e si acquisto' il titolo di “Vescovo delle favelas”, i quartieri poveri che cingono la megalopoli brasiliana in un cerchio di miseria e di fame.

Nel 1995 divenne il primo Vice-Presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano (CELAM) e per dieci anni si interesso' della problematica religiosa e sociale del continente fino al 1964 quando fu eletto Arcivescovo di Recife, la capitale del Nord-Est brasiliano, la regione piu' povera di tutto il paese.

La sua passione per i poveri trovo' nelle condizioni miserabili di migliaia di agricoltori e operai lo stimolo immediato per un'azione illuminata e profonda. Il suo tratto profetico gli diede conoscenze e relazioni importanti sia negli ambienti ecclesiastici sia in quelli politico-finanziari; mise tutto il potere che gliene derivo' al servizio della sua missione: annunciare il Vangelo e la sua giustizia.

Il fuoco della sua testimonianza è caratterizzato dalla spiritualita' del Cristo povero e dall'opzione preferenziale per i poveri.
In un suo messaggio scriveva:”Continuando le attivita' che la nostra arcidiocesi compie, avremo cura dei poveri, rivolgendoci specialmente alla poverta' vergognosa, per evitare che la poverta' degeneri in miseria. E' evidente che in modo speciale, sono presenti nel mio pensiero i mocambos (i quartieri poveri di Recife) e i bambini abbandonati. Pero' non vengo per ingannare nessuno, quasi che bastino un poco di generosita' e di assistenza sociale. Non c'è dubbio:ci sono miserie spettacolari davanti alle quali non abbiamo diritto di rimanere indifferenti. Molte volte l'unica cosa da fare è prestare un aiuto immediato. Pero' non pensiamo che il problema si limiti ad alcune piccole riforme”.

Mori' nel 1999.

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Quattro risate

risate21112014

Nella bacheca di una chiesa si legge questo avviso: Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo di liberavi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate anche i vostri mariti.

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