HomeCulturaUna legge regionale per limitare il gioco d'azzardo: sì, ma non basta

Una legge regionale per limitare il gioco d'azzardo: sì, ma non basta

È stata approvata in Molise la proposta di legge "Disposizioni per la limitazione del gioco d'azzardo patologico e la prevenzione della ludopatia". La proposta di legge promuove azioni di contrasto al gioco d'azzardo, di prevenzione e di recupero dei soggetti affetti da patologie a esso connesse, coerentemente con quanto previsto dal decreto legge 8 novembre 2012, n. 189.

Società a rischio. Il fenomeno "ludopatia" in Molise coinvolge circa il 57% della popolazione totale, che dichiara di aver giocato almeno una volta nel corso degli ultimi dodici mesi. Cifre che hanno suggerito la necessità di una legge sul tema. "Più che una legge 'di contenimento' avrei auspicato una legge di repressione del fenomeno", sostiene don Alberto Conti, direttore della Caritas di Trivento. "Le disposizioni previste identificano un problema che esiste, per questo mi chiedo il perché non si sia pensato di diventare la prima regione d'Italia senza 'macchinette' - aggiunge il sacerdote -. Una legge tesa alla limitazione, inoltre, è ancora monca e poi non credo che i cinquecento metri dai luoghi sensibili per la concessione di licenze bastino: perché non cinque chilometri?". 

Legge opportuna. A indispettire la cittadinanza di Isernia è stata la concessione delle autorizzazioni per l'apertura di una sala giochi e slot di fronte la sede cittadina del Sert. Sul tema don Francesco Bovino, dell'Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Isernia-Venafro auspica "una maggiore attenzione al mondo della famiglia e dei giovani soprattutto in un periodo di crisi come questo che ha aumentato il ricorso al gioco, nella speranza di una vincita fortunata". Il sacerdote evidenzia la preoccupazione della Chiesa, degli insegnanti e degli educatori "riguardo alla nostra gioventù". In questo contesto è opportuna la legge che esplicita il "divieto di aprire sale da gioco o spazi per il gioco a una distanza inferiore ai 500 metri da aree reputate 'sensibili' quali gli istituti scolastici di ogni ordine e grado; i luoghi di culto; i centri di aggregazione sociale o giovanile; le strutture a carattere culturale, ricreativo o sportivo; le strutture residenziali o semiresidenziali, operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale". 

Qualcosa in più. Per don Conti sarebbe stata necessaria "la realizzazione di azioni preventive e di accompagnamento". Inoltre, le sanzioni, previste dalla legge, sono "davvero basse". "Non vedo grandi novità - afferma Vincenzo Musacchio, direttore amministrativo del tribunale di Larino - rispetto a ciò che già è stato deciso in altre regioni d'Italia. Voglio ricordare che il gioco d'azzardo è ancora ufficialmente vietato da un articolo del codice penale, ma il Governo può istituire progressivi interventi che lo consentono all'interno del proprio monopolio di Stato. Occorrono strumenti riparativi realmente efficaci. Tra l'altro, il trattamento dei giocatori d'azzardo costa e non poco e non è chiaro il tipo d'intervento da parte del sistema sanitario e l'aspetto economico inerente allo stesso. Credo che occorra una vera legge quadro che limiti in maniera concreta il crescente proliferare dell'offerta". Ad esempio, "perché il sindaco non può far valere la propria autorità nel decidere se aprire nuove sale giochi sul proprio territorio?". "Come giurista - conclude Musacchio - ritengo che la partita si debba giocare soprattutto sul piano del contenimento dell'offerta, perché come sempre le azioni di prevenzione vanno svolte, da una parte, sull'educazione della persona, sui programmi di promozione della salute, sulla consapevolezza dei rischi, e, dall'altra parte, sulla limitazione reale dell'offerta". 

a cura di Giovanni Perilli

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