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Video: "Identità molisana e Unità di'Italia: frammenti di storia", Trivento 5/06/2012

Pubblicato un il video della relazione sul volume di Tarcisio Tarquini con l'orchestra sinfonica "Licinio Refice" del Conservatorio di Frosinone diretta dal M. Antonio D'Antò.

Puoi vederlo QUI.

 

XXXI domenica del tempo ordinario/B

Marco, 12,28-34

Il primo comandamento è di metodo: mettiti in ascolto. Ma di chi? Certo di Gesù, ma anche del proprio cuore. Nell’«Ascolta Israele», quell’Israele (e quindi, noi ed io) sembra un complemento oggetto e non soltanto un vocativo. Sappi ascoltare te stesso. Guarda alla tua storia. Quanti idoli o semidei naturali ci circondano. Non solo i vizi e il mio ego. Ma tanti ci danno ordini, premi e punizioni, consolazioni e aiuti o ci fanno paura o coraggio o talvolta ci liberano dai problemi. E un po’ ci salvano. Ma ripercorrendo la mia storia con Dio e ascoltando con intelligenza i desideri profondi del mio cuore, allora il solo mio Signore sei tu, Gesù, mio salvatore.

Ripetersi con affetto «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore» è come accordare uno strumento con il diapason. Il mio cuore suona ma ha bisogno di accordarsi sempre con il suono dello Spirito e della Parola. Il diapason non è lo strumento con cui si fa la musica, ma aiuta ad accordarsi insieme e alla partitura. Anche il migliore violinista con il
più prezioso Stradivari deve sempre riaccordare lo strumento. Ogni giorno abbiamo bisogno, più volte al giorno di accordare gli affetti del nostro cuore per e con Gesù, perché poi tali affetti diventino carità vera e paziente con il prossimo.

Questo vangelo ci ricorda il dono dello Spirito Santo delle «pietà»: avere affetto e tenerezza per Dio. Non soltanto riverenza e rispetto con timore e tremore filiale. Ma proprio la devozione, l’ammirazione e la riconoscenza del cuore che si esprime in semplici atti di consacrazione a Gesù, al suo Cuore, al Padre e alla Madre di Dio, in visite al Tabernacolo o
in un segno della croce fugace passando davanti a una Chiesa.

Lo scriba, ascoltando la risposta di Gesù, sente tutto l’affetto di Gesù per Dio Padre. Non è la risposta giusta che lo persuade, ma il tono affettivo e profondo che dà cuore e forza alla verità di fede trasmessa da Mosè e ripetuta da Gesù.

E così a sua volta Gesù incoraggia e apprezza lo scriba perché sente il cuore del suo interlocutore vibrare e risuonare con amore per Dio, per la Parola e per Israele.

Padre Luciano Larivera

Nuova rubrica di Padre Luciano Larivera

In esclusiva per il nostro sito le considerazioni sul vangelo della Domenica di Padre Luciano Larivera nella rubrica IL VANGELO DELLA DOMENICA.

Padre Luciano Larivera

 

Sono nato nel 1968 a Milano, dove mio padre Nicola e mia madre Lucia
erano emigrati dopo il diploma a Campobasso. Entrambi sono originari di
Montefalcone nel Sannio.Ho studiato dai gesuiti e partecipavo alla loro
associazione laicale Comunità di vita cristiana (Cvx).
Dopo la laurea in Economia aziendale e l’anno di servizio militare, nel
1993 sono entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù (gesuiti). In seguito
ho vissuto a Padova, durante gli studi di filosofia; a Reggio Calabria per due
anni impegnato in vari servizi pastorali; a Napoli per il triennio di Teologia;
e a Roma per la licenza di Teologia morale alla Pontificia Università
Gregoriana.
Dal 2004 risiedo nella capitale presso il quindicinale dei gesuiti La
Civiltà Cattolica. Nel 2004 sono stato ordinato sacerdote e nel 2010 ho
pronunciato i voti solenni finali. Dopo l’abilitazione da giornalista
professionista, svolgo come principale ministero la redazione di articoli di
politica estera ed economica (cfr www.laciviltacattolica.it).
Nel 2010-11 ho tenuto alcuni incontri presso la scuola di formazione
politica della Diocesi di Trivento. E ogni d’estate torno a Montefalcone.

 

Tutti i santi nella rubrica Il Vangelo della Domenica

La virtù morale che affianca la santità nella sua gloria è la magnanimità. Consiste nel perseguire progetti e obiettivi grandi e degni di lode, anche se ardui e molto coraggiosi. Altro che superbia, quella è meschina, ribelle e sprezzante. Serve coraggio per essere santi, ma ciò non significa che la paura non resti al nostro fianco.

Il coraggio è richiesto agli uomini e alle donne non agli angeli. Essi non corrono rischi di essere feriti, soffrire e morire. Gli esseri umani sì. E il Signore sa che ci chiede cose ardue. È però la nostra gloria essere suoi discepoli, essere nella sua squadra vincente, anche se io personalmente non sono un fuoriclasse. Ma il Signore mi da sempre giocare e partecipare, in particolare alla sua vittoria in cielo.

Le beatitudini sono da tenere a memoria (il ricordo come il coraggio è questione di cuore e pure di mente). Ogni giorno tenerne una delle 8/9 in tasca per averla sempre sotto mano, come una chiave o un cellulare, per entrare nei misteri di Gesù e tenersi in contatto con lui. E magari avere la parola giusta per consolare e incoraggiare gli altri.

Padre Luciano Larivera

XXX domenica del tempo ordinario/B

Marco, 10,46-52

Gesù come il buon samaritano, parte da Gerico e va a Gerusalemme. Questa è la sua strada. Da noi, dal nostro mondo, dalla depressione (geologica) di Gerico non lontano al Mar Morto, fino al Golgota e all’alto dei Cieli.

Gerico è la prima città conquistata da Giosuè (il cui nome in ebraico suona come quello di Gesù). Gesù parte per riconquistare la Terra Santa al Padre, cioè riportare il cuore dei suoi figli al Padre. Le mura di Gerico caddero con la preghiera liturgica, con le trombe non con le armi. Le mura che impediscono a Bartimeo di essere ascoltato da Gesù crollano con la preghiera; le mura della cecità cadono con la preghiera di Gesù al Padre; le mura del perbenismo della folla cadono con la preghiera di Gesù rivolta loro, cioè con la compassione.

Una forma di preghiera molto efficace è quella gridata. Può essere un grido di giubilo, di dolore, di pentimento, di gioia, di richiesta di luce o di grazia ecc. Ma anche il grido per dire a Dio un nostro sentimento e affetto. San Francesco gridava: «L’amore non è amato». I salmi sono pieni di urla, anche cantate. Anche Gesù gridava. Si può gridare con la bocca contro un cuscino o nell’acqua o in un bosco, o nella propria profondità. Ma l’urlo risveglia le viscere, il cuore e la mente e li indirizza al Signore. Il contenuto di un grido è una «saetta», una frase breve anche senza il verbo: dammi luce/ ti amo/ sei la mia luce/abbi pietà/ti adoro/sei tutto/ho paura/sono disperato/mio Signore e mio Dio/da chi altro andrò?/un gemito/una lacrima densa ecc.

Il grido, insistito mi alza e permette a Dio di rialzarmi e di mettermi di nuovo in marcia con Lui. Non più chiuso nel passato ma aperto al futuro con Lui nella Chiesa.

 

Padre Luciano Larivera

Parole di Speranza

Non stanchiamoci mai di lodare un Re e Signore di tanta maestà, il quale ci ha preparato un regno che mai finirà, in cambio di qualche piccola sofferenza avvolta in mille gioie e che domani avrà termine. Sia egli benedetto sempre! Amen, amen!

Santa Teresa d'Avila

Nuove foto!

Sono state pubblicate due nuove gallerie:

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Omelie di Papa Francesco

Le omelie di Papa Francesco della Messa che ogni mattina celebra nella Domus Santa Marta.
Papa Francesco

Quattro risate

risate21112014

Nella bacheca di una chiesa si legge questo avviso: Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo di liberavi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate anche i vostri mariti.

Parole di speranza

Occorrono uomini e donne che sappiano unire ad una sana ispirazione cristiana una sicura preparazione professionale alla politica. Non possiamo essere solo la coscienza critica che grida e si lamenta, dobbiamo impegnarci e agire nei campi sociali, politici e culturali; entrare nelle associazioni e negli organismi democratici e rappresentativi e dare il nostro contributo di pensiero e di azione in difesa dei diritti di tutti, ma specialmente della dignità e della libertà della donna e del bambino, dell’anziano, del debole e dell’ammalato.

Albino Luciani (Giovanni Paolo I)

Bacheca Parrocchiale


Anno pastorale 2014

Orario Sante Messe

Festivo:
ore 9:00, ore 11:00

Feriale: ore 17:45

Ogni primo giovedi del mese:
ore 16:45 S. Messa e Adorazione Eucaristica, ore 17:45 Rosario

Ogni mercoledi:
ore 21:00 Lectio Divina

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