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Santa Famiglia Anno C

Questo brano del Vangelo merita di essere compreso e dipanato entrando nella scena, immaginandola con le emozioni, i luoghi, i ritmi e i personaggi "densi" che la avvolgono. Da parte mia, offro piuttosto alcune considerazioni intellettuali.

Alla legge giusta e all'ordine giusto delle legittime autorità si obbedisce, non c'e obiezione di coscienza, la quale consiste nel rifiuto di compiere il male morale comandato da un'autorità o una legge.

Gesù quindi disobbedisce ai suoi "tutori legali" e lo fa da 12enne, cioè senza aver ancora fatto la professione di fede che i maschi ebrei fanno a 13 anni (il Bar Mitzvah) diventando responsabili davanti alla Legge di Dio. Gesù disobbedisce per compiere un bene maggiore di cui Maria e Giuseppe non erano a conoscenza e non avrebbero capito per autorizzarlo (infatti non capiscono la risposta successiva di Gesù). Gesù obbedisce invece al comando di un'autorità maggiore, il Padre.

 

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Natale

Il vangelo natalizio di Luca inizia citando la Siria. Lì manca l'ordine sociale. Si fa il censimento di uccisioni, feriti, armati, sfollati e profughi. Madri, padri e bimbi sono uccisi, scappano nei rifugi, dal cielo si aspettano sventura. Vigilano la notte per sfuggire alla catastrofe di rappresaglie e vendette.

Dov'è la pace augurata da Dio? Perché l'esercito celeste rimane a guardare le sventure degli innocenti? Perché gli uomini alla fine cercano la pace militare, quella garantita da un qualche imperatore? E non da un salvatore che guarisce i cuori e non può farlo credibilmente se non ricorrendo alla tenerezza e alla debolezza disarmata?

E noi, desideriamo e speriamo in questa salvezza annunciata dagli angeli? Chi aspettiamo nelle vicende umane? Un bravo e nuovo Cesare Augusto ci basterebbe e avanzerebbe? Ci serve ancora e in che modo un "vecchio" Cristo Signore, alias Gesù nato 2000 anni fa?

Quale è il segno del successo e dell'ordine? il monumento dell'Ara Pacis, costruito a Roma e replicato nell'impero romano, segno di un dominio anche dell'immaginario sociale? Oppure una mangiatoia? Segno che sempre contraddistinguerà i miseri che vivono come animali e in compagnia delle bestie? Ma che dice non solo la pace tra gli uomini ma pure tra tutti i viventi sulla terra e i viventi in Cielo: la pace cosmica.

Cerchiamo i nostri segni del Natale? Anche a noi arriva un annuncio di gioia e speranza. Forse non si materializza in un bambino proprio o in quello di parenti, vicini e amici. Forse neppure nel tepore di una famiglia di sangue unita. A volte si è dei pastorelli un po' soli e dispersi e ci si occupa delle esigenze meno nobili o più materiali degli altri (quanta gente è al lavoro in ospedali, ristoranti e alberghi, e ospizi o nelle caserme o negli allevamenti anche a Natale), come i pastori fanno fuori casa con gli animali. E ciò non esalta, pur svolgendo un servizio utile.

Natale sembra esaltare un aspetto destabilizzante della nostra società, cioè essere famosi, riconosciuti e riconoscibili, rispettati, celebri, pieni di tempo per autopromuoversi, autocelebrarsi e curare le proprie pubbliche relazioni (ben diverso ma scambiarsi cordiali auguri natalizi). Questo narcisismo è antievangelico, non tanto nel senso del peccato ma molto di più nel senso che non è quello che Dio sceglie per sé con l'incarnazione. Poteva salvare il mondo in forme più solenni, pirotecniche, mediatiche ecc.

Il Natale e la vita nascosta di Gesù, Maria e Giuseppe ci domandano se alla fine, anche della nostra vita, a parità di bene fatto e meriti acquistati, preferiamo essere famosi o sconosciuti, come ricorda il libro Imitazione di Cristo: ama nesciri et pro nihilo deputari (preferisci non essere conosciuto ed essere considerato un nulla).

Malgrado tutto il male e/o nonostante il bene che mi circonda, che cosa dà gioia e sapore intimo nella nostra vita? Che cosa ne è il sale e la luce? Che cosa mi tiene in vita, oltre la mia salute, bontà e tenacia? Cè pure l'affetto da e per Gesù? Può essere anche mia la frase "da combattimento spirituale" in mezzo alla stalla dentro e fuori di me: malgré la merde, je croix.

P. Luciano Larivera

III Domenica Avvento C

Non viviamo ai tempi di Giovanni il Battista, al tempo di un impero romano militarista e invasore. Siamo al tempo dell'Unione europea. Accettiamo di vivere in questi tempi? A incarnarci nella nostra storia?

Le istituzioni politiche dell'Unione europea hanno dichiarato il 2013 Anno della Cittadinanza. Si ricordano i 20 anni del trattato di Maastricht che dispose la doppia cittadinanza, come vediamo sui nostri passaporti e con la doppia bandiera sugli edifici pubblici.

L'Unione europea è un progetto in corso verso una maggiore integrazione. Ma per chi la ama e ci crede, essa è "patria delle patrie", come disse Vaclav Havel. E per noi italiani, anche il Mediterraneo è nostra patria. Al voto saremo chiamati a dire si o no a programmi elettorali che offrano (o meno) un'idea di Italia, di Europa e di Mediterraneo, culla e incubatrice del cristianesimo.

Davanti all'islam politico che avanza e cerca forme democratiche o teocratiche, anche noi siamo chiamati a pensare come la Chiesa e i cristiani agiscono in politica. Ma non si può essere cristiani affidabili impegnati in politica se, a priori, non si hanno competenze da offrire e se non si è persone di intensa preghiera quotidiana in solitudine. E neanche questo basta pur essendo indispensabile.

Il Vangelo di oggi ci domanda di dare la metà di quel che abbiamo ai poveri. Sotto un certo aspetto, questo in parte viene fatto con le tasse e le imposte che gli italiani pagano. Domandiamo ai programmi elettorali qualcosa di serio sulla spesa pubblica. Quanto aiuta i veripoveri? quanta viene sprecata?

Nel Vangelo si parla dei pubblicani che avevano l'appalto per riscuotere le imposte. Ci ricorda ancora una volta di chiedere ai programmi elettorali di ridurre e ridistribuire il carico fiscale per stimolare la crescita e gli investimenti per lo sviluppo. Chiediamo proposte intelligenti. Eliminare l'Imu non significa automaticamente che tutto vada in consumi di prodotti italiani, anche la spesa pubblica è sostenuta dall'Imu perché serve a pagare stipendi o gli acquisti. E poi i soldi risparmiati da un cittadino in un tassa in parte finiscono in consumi di beni di importazione e in parte in risparmi, cioè consumi differiti (nella speranza che i nostri risparmi in banca siano prestati per investimenti produttivi). Nella nuova legislatura andrà ripensato il sistema fiscale italiano che non potrà più fare affidamento su consistenti e continuativi deficit pubblici, sia per il nuovo articolo 81 della Costituzione, sia perché nel 2013 pagheremo 86 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico (e 105 nel 2015). Il cristiano in politica offre e chiede serietà, rifiuta facili populismi e ignoranza tecnica. E vuole capire senza semplificazioni eccessive che diventano manipolatorie.

Nel Vangelo, Giovanni il Battista chiede di interrompere peculati, abusi di potere, concussione, corruzione (che i pubblicani operavano per avere gli appalti per la riscossione), uso improprio della forza pubblica.

Ci aspettiamo programmi politici seri sui due grandi deficit di legalità italiani che ci caratterizzano in Europa, ben più dell'evasione fiscale. Si tratta della corruzione e della criminalità organizzata, dalla consorterie paramassoniche e paracristiane alle mafie. Queste inquinano la vita in tutta Italia e in Europa. Ci sta a cuore Reggio Calabria, commissariata per infiltrazioni mafiose, in pieno dissesto finanziario, che non paga gli stipendi a 1.100 dipendenti e neppure i rimborsi a chi gestisce i servizi pubblico in appalto? Il vangelo chiede conversione e fare ordine, spazzare via la "monnezza". Non resterà che riprendere ad emigrare in massa o subire la violenza affaristica, politica e mafiosa? C'è però anche il voto. E lo si usa con intelligenza se si interrogano i politici e i candidati e si fanno loro delle proposte e delle richieste serie.

Ma il deficit italiano più impressionante è quello demografico. Il Natale chiede al nostro popolo dove sono i bambini? dov'è il nostro futuro? Chiediamo ai politici, non soltanto in campagna elettorale, gli asili nido e i sostegni alle famiglia con bambini e che ne possono avere perché giovani. Non facciamoci distrarre sulla questione dei matrimoni omosessuali; quando ci sarà una concreta proposta di legge in discussione in Parlamento se ne dibatterà in modo democratico, serio e responsabile. Adesso focalizzare lì il futuro dell'Italia significa perdere di vista ciò che è prioritario: rilanciare la natalità.

Occorre tanto Spirito Santo su tutti. Pregiamo molto per ottenerlo da Dio Padre e da Gesù. Le elezioni solo il tempo principe del cittadino. Ma la cittadinanza è l'unica carica politica non elettiva, ci viene riconosciuta alla nascita e va esercitata con responsabilità tutta la vita, non è delegabile. Non ci sarà nuova politica senza nuovi cittadini, ad essi spetta la carica politica più importante in Italia e in Europa.

P. Luciano Larivera

IV domenica di Avvento anno C

Che cosa ho fatto per Cristo? Che cosa faccio per Cristo? Che cosa farò per Cristo?

Queste domande sorgono nel cuore che contempla la storia del mistero del Dio incarnato per me, fosse soltanto per me. La gioia, la riconoscenza, il senso di accoglienza ricevuto da Dio diventa desiderio di fare qualcosa per Gesù (e Maria), di farGli un regalo.

Abbiamo un regalo di Natale per Gesù? Siamo a mani vuote o ce le se sentiamo tali? Può sembrarci che proprio a Gesù non facciamo niente. Emagari vorremmo che tutte le nostre fatiche fossero un dono a Lui. Il grande dono, che si ha, di una vocazione (dal sacerdozio alla vita consacrata, alla famiglia, a una professione, a relazioni di amicizia/amore, a incarichi nella Chiesa e nella società ecc.) può sembrare poco o per niente vissuto per Gesù. La sfida del Natale e tornare a fare rinascere e rivivere tutto per Gesù.

Ci sono momenti della propria vita, che avvengono periodicamente o improvvisamente, in cui ci si domanda quale sia mia vocazione oppure se mia missione concreta mi dia ancora un senso? è ancora aperta a qualche novità? produce frutti o è utile a qualcuno? devo cambiare "mestiere" o cambiare qualcosa dentro di me? dove sta il coraggio cristiano? nel resistere o nel ripartire con qualcosa di nuovo quasi da zero? ecc.

Nella giovane Maria e nell'anziana Elisabetta accade qualcosa di nuovo. Partono da zero per compiere qualcosa di antico, essere madri. Ma i loro figli sono assolutamente nuovi, con una missione innovativa, seppur attesa da secoli. La giovane va dall'anziana sia per aiutarla sia per capire che cosa fare e che senso abbia quella "roba nuova" che ha intrapreso. Maria ha detto sì a Dio, quasi con avventatezza nella sua magnifica generosità. Elisabetta le fa da maestra che la conferma nella scelta di essere la Madre per Dio e la incoraggia. La fretta di Maria per andare dalla cugina, per noi è l'esigenza di vivere con determinatezza le proprie scelte (fatte o da fare) di amore generoso (e faticoso), senza che dubbi, perplessità, scrupoli, sofismi e incertezze possano logorarci fino a demotivarci. Le vacanze di Natale sono importanti per recuperare le energie spirituali per il nuovo e lungo anno in arrivo, che ci farà un po' logorare e invecchiare ma che ci fa sperare con occasioni di rinascita spirituale (anche nella politica).

Il cristiano vive in collaborazione e con la consulenza e gli incoraggiamenti dello Spirito Santo. Egli è il nostro Maestro interiore. Il Battesimo è l'ingresso permanente dello Spirito Santo in noi. Tra lo Spirito e noi, come avviene nel concepimento di una vita nel grembo materno, nasce qualcosa di nuovo. Il battezzato nel suo "ventre" ha una realtà parallela (la coabitazione con lo Spirito Santo) ma non slegata dalla propria vita come il feto è della madre, vive nella madre e soltanto se la madre vive. La coabitazione dello Spirito nella vita storica del cristiano permane fino alla morte, posso non fare crescere questo feto/relazione ma non lo/la posso espellere e togliermelo/la via.

Questo tempo di Avvento e di Natale è l'occasione di sentire lo Spirito in noi, di scoprirlo, di farne crescere la presenza e l'azione dentro di me. Questo è tanto più facile se permettiamo, come Maria con la cugina, di accostarci a persone e a realtà che trasudano la presenza dello Spirito e che facciano entrare in risonanza il mio cuore con quello Spirito fuori da me al fine di diventare persone spirituali integralmente, e capaci di fare (con lo Spirito in me) in modo nuovo le cose vecchie e fare pure cose nuove, cioè fare nuove tutte le cose.

Per il cristiano ogni occasione, in particolare il Natale, può essere vissuto permettendo allo Spirito in noi di uscire (come ogni familiare e amico esce e entra da casa mia perché è pure casa sua) e così toccare il cuore altrui, con parole di incoraggiamento, di stima di riconciliazione di speranza e gesti di solidarietà, di accoglienza e di ospitalità. Perché nessuno si senta estraneo forestiero a Natale e oltre.

P. Luciano Larivera

Parole di speranza

Occorrono uomini e donne che sappiano unire ad una sana ispirazione cristiana una sicura preparazione professionale alla politica. Non possiamo essere solo la coscienza critica che grida e si lamenta, dobbiamo impegnarci e agire nei campi sociali, politici e culturali; entrare nelle associazioni e negli organismi democratici e rappresentativi e dare il nostro contributo di pensiero e di azione in difesa dei diritti di tutti, ma specialmente della dignità e della libertà della donna e del bambino, dell’anziano, del debole e dell’ammalato.

Albino Luciani (Giovanni Paolo I)

Inseriti due nuovi video.

Nuovi video sul canale YouTube:

Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II. Intervista a Mons. Loris Francesco Capovilla. A cura di Antonio Turilli, riprese di Marina Marzulli.

Ventesimo anniversario della strage di Via D'AmelioIncontro con Salvatore Borsellino intervistato da Tarcisio Tarquini, Capracotta 8 agosto 2012. Riprese di Tonino Di Nucci.

II Domenica Avvento anno C

Israle dopo Erode il Grande non ha più un re. Su Israle comanda l'impero romano. Nessuno è ancora degno, capace e affidabile per ricevere l'investitura regale dai romani. Mancava il candidato buono. Nonostante la scritta INRI sulla croce, Gesù non sarà proclamato re politico, come d'altronde non voleva.

Nel 313 con il cosiddetto editto di Milano il cristianesimo non sarà più proibito. Dopo non molti anni, diventerà la religione ufficiale degli imperatori. Ciò favorirà la diffusione del cristianesimo, almeno nell'Europa. Ma il rapporto del cristianesimo con la politica non deve essere ambiguo e fine a se stesso, per perpetrare posizioni di privilegio e rendita. A volte deve essere nell' "ambiguità costruttiva" per il bene comune e integrale della gente, quando cioè vanno evitate persecuzioni di annientamento (guerre di religione incluse).

Certamente il rapporto con il potere è dialettico, e va dal dialogico al conflittuale. Così fa Giovanni il Battista e così fa Gesù. Entrambi prendono distanza dal ruolo dei sadducei nel controllodi Gerusalemme e del Tempio. Uno compie riti religiosi sul Giordano, lontano dal Tempio. E l'altro ne scaccia i mercanti. Entrambi sanno pure che le deboli rivolte armate degli zeloti e anche di tutti gli ebrei insieme contro l'impero romano avrebbero prodotto la catastrofe. E la vollero evitare. Nei riguardi del potere politico e religioso scelsero di essere liberi, costruttivi e non-violenti. Puntarono alla conversione dei cuori e delle strutture culturali, economiche, sociali, politiche. Come i Profeti passati.

La Chiesa, cioè i cristiani, non possono credere che la missione sia di offrire al mondo spiritualità o elaborazioni intellettuali ad uso individuale o familiare o di gruppo. I cristiani fanno politica attiva e la Chiesa gerarchica deve annunciare e insegnare la sua Dottrina sociale. Entrambi devono denunciare ciò che va male e fa male, e attivare azioni di cambiamento. Delle omissioni rispondono a Dio.

Ingerirsi di politica per la Chiesa è inevitabile e improcrastinabile. Gli spazi pubblici che le sono permessi, a secondo dai Paesi nel mondo, possono essere più o meno favorevoli o piacevoli. Talvolta si denunciano le ingiustizie dai carceri, dalle stanze di tortura e davanti ai patiboli. Spesso in compagnia di gente non cristiana. Così capitò, alla fine, ai due ebrei Giovanni Battista e Gesù.

La Chiesa deve annunciare la sua dottrina sociale. Deve trovare i luoghi giusti, anche su internet. Ma deve sapere che spesso deve insegnarla nel deserto: della "tempesta di sabbia" di trilioni di informazioni che inondano i mass media e le librerie, fino ai saloni semivuoti delle conferenze parrocchiali o diocesane sulla dottrina sociale.

La dottrina sociale è pero qualcosa che si annuncia e si insegna soltando facendola (e riflettendo tutti insieme sulle azioni concrete compiute e omesse), cioè stando con le persone ovunque, servendo i bisognosi e chi è indifeso davanti all'attuale grave crisi economica, difendendo legalmente le vittime e gli innocenti, protestando contro le ingiustizie e proponendo-attuando riforme o innovazioni sociali radicali. In tanti Paesi autoritari servirebbe proprio attuare la dottrina sociale della Chiesa. La Caritas in Veritate di Benedetto XVI vale per tutti. Perché è ragionevole. Cerca il bene di tutti.

Quando Giovanni Battista va al Giordano, invita tutti a tornare ai tempi di Giosuè quando passò il Giordano per entrare e conquistare la Terra Santa e da Santificare. Ogni angolo della terra è santo se viene santificato con la giustizia politica. Tutti siamo chiamati a riconquistare la politica alla santità della giustizia. La Costituzione italiana parla del "sacro dovere di difendere la patria" secondo i dettami e i criteri della stessa Costituzione. Gesù pure partì dal Giordano, con il suo battesimo, per conquistare il cuore degli uomini a Dio Padre e il cuore dell'impero al servizio dei popoli.

Torniamo alla Dottrina sociale della chiesa e alla Costituzione italiana. E ripartiamo. Il tempo delle elezioni italiane e molisane non è una maledizione. Ma una chance in più. È il tempo favorevole per coraggiosi miglioramenti da parte di tutti. È tempo si conversione politica nei cuori e nella società.

Padre Luciano Larivera

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Omelie di Papa Francesco

Le omelie di Papa Francesco della Messa che ogni mattina celebra nella Domus Santa Marta.
Papa Francesco

Quattro risate

risate21112014

Nella bacheca di una chiesa si legge questo avviso: Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo di liberavi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate anche i vostri mariti.

Parole di speranza

Occorrono uomini e donne che sappiano unire ad una sana ispirazione cristiana una sicura preparazione professionale alla politica. Non possiamo essere solo la coscienza critica che grida e si lamenta, dobbiamo impegnarci e agire nei campi sociali, politici e culturali; entrare nelle associazioni e negli organismi democratici e rappresentativi e dare il nostro contributo di pensiero e di azione in difesa dei diritti di tutti, ma specialmente della dignità e della libertà della donna e del bambino, dell’anziano, del debole e dell’ammalato.

Albino Luciani (Giovanni Paolo I)

Bacheca Parrocchiale


Anno pastorale 2014

Orario Sante Messe

Festivo:
ore 9:00, ore 11:00

Feriale: ore 17:45

Ogni primo giovedi del mese:
ore 16:45 S. Messa e Adorazione Eucaristica, ore 17:45 Rosario

Ogni mercoledi:
ore 21:00 Lectio Divina

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